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Il Giglio è un’isola che si fa amare più o meno profondamente.
È questo il suo segreto, nella sua natura senza mezze misure.
Un’isola che ti può accogliere in inverno come in estate con
giornate calme e calde, in cui il blu del cielo e del suo mare fanno
da sfondo ad una terra apparentemente aspra, ma con una
macchia mediterranea folta e lussureggiante, che a volte precipita
verso l’acqua e a volte degrada dolcemente , in un alternarsi
di baie e di spiagge dorate.
Profumi e colori che si possono
gustare, quasi come cibi prelibati, in tutto l’arco dell’anno. È nelle passeggiate che ci si perde, ritrovando improvvisamente
il tempo per soffermarsi a guardare, sentire e rivivere sensazioni
vere, accarezzando piante, seguendo i profumi portati dal
vento. Insieme al vento, il salmastro che ti lascia in fondo alla
gola quel leggero sapore amaro.
Completamente inutile la fuga
dall’impatto con questo mare trasparente in cui ci si tuffa senza
pensare. Lo stesso mare condiviso in bellezza da Giannutri, a
poche miglia di distanza, più piccola, forse ancora più aspra,
ma coperta di storia.
L’Isola del Giglio, la seconda per grandezza dell’Arcipelago toscano
dopo l’Elba, si trova a 17 chilometri da Monte Argentario.
Quasi interamente formata da granito, ha una forma bislunga e
la sua massima altezza sul mare è di 498 metri. Ha una superficie
di 22 kmq ed un perimetro costiero di circa 21 km. |
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Storia dell'Isola del Giglio |
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L'isola del Giglio e la sua storia:
Punte di frecce fanno risalire a presenze abitative dal periodo
neolitico. Così come altri ritrovamenti di chiara fattura etrusca,
ci rivelano la loro presenza anche se non stanziale.
Dal I e
II secolo d.c. la testimoniata romana è presente nei numerosi
resti della villa, appartenenti alla famiglia patrizia dei Domizi
Enobarbi , di cui ultimamente sono state ritrovate alcune pavimentazioni
molto importanti.
È il periodo dell’invasione dei
Goti e molte case dei patrizi romani ospitavano i fuggiaschi.
Nel IX secolo l’isola diventa proprietà dei monaci cistercensi
di Aquas Savias Roma, tramite la donazione di Carlo Magno
(805 d.c.).
La sconfitta della malaria e la Riforma fondiaria, hanno permesso un forte sviluppo dell’agricoltura che, insieme al più recente incremento dell’interesse turistico, ancora caratterizzano il territorio.
Dal X fino all’XI secolo l’isola del Giglio cambia di proprietÃ
passando da una famiglia all’altra attraverso donazioni , matrimoni,
etc.
Tra i vari nomi ricordiamo gli Aldobrandeschi, gli
Orsini, i Caetani, che esercitavano solo un potere nominale, lasciando
il governo effettivo a Firenze e Pisa, che edificarono il
paese, arroccato su uno dei poggi più alti, la cinta muraria e la
Rocca, ancora ad oggi parte integrante dell’abitato.
È nel periodo che va dal XIII al XV secolo che il Giglio viene
dato in affitto dai monaci cistercensi a Pisa, Firenze, Siena, al
presidio del re di Napoli, Alfonso d’Aragona, fino alla sua cessione
ai Piccolomini.
Nel 1534 abbiamo la prima incursione del pirata Ariadeno
Barbarossa. 10 anni dopo, nel 1544 una seconda invasione,
questa volta molto più pesante per l’isola, in cui tutti i 700
abitanti dell’isola furono fatti prigionieri
e portati a Tunisi.
Nel 1558 l’isola
passa sotto il dominio di Cosimo I dè
Medici. Il 25 ottobre dello stesso anno
furono sottoscritti gli Statuti dei diritti
e doveri degli isolani. Dal 1559/63 si
hanno ulteriori assalti di pirati “turchiâ€.
Respinti. Nel 1737, con la morte
di Gian Gastone de’ medici il Giglio,
che fa parte del Granducato di toscana
passa sotto il governo dei Lorena.
È nel 1799 che avviene l’ultimo assalto,
totalmente respinto dei pirati Turchi.
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Giglio Castello, Giglio Campese e Giglio Porto |
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Giglio Castello:
Giglio Castello (m. 405) è il capoluogo.
Un Paese medievale, affascinante per la struttura imponente
delle sue mura (XI sec.), entrato a far parte dell’associazione
“I borghi più belli d’Italiaâ€, appare ancora più suggestivo se si
segue il percorso lungo i camminamenti tra feritoie e trioni, o
si esplorano i suoi vicoli sbalzati e interrotti da scale e baschetti.
Le tre porte d’ingresso al Castello, addossate a ciclopici massi
di granito, testimoniano ancora oggi i tempi delle incursioni
piratesche e le signorie dominanti, come mostra lo stemma mediceo
sulla porta interna.
Alla sommità del borgo, in Piazza XVIII novembre si staglia
l’imponente Rocca Pisana del XII sec. , la cui porta risale al
XVI sec.
In posizione dominante, sul lato ovest, si erge la Chiesa di S.
Pietro Apostolo, restaurata nel Settecento in tipico stile tardobarocco,
ma risalente almeno al XV sec. All’interno si possono
ammirare oggetti di pregevole fattura tra i quali delle antiche
armi di pirati, la reliquie del braccio del Santo Patrono dell’isola
S. Mamiliano, il Cristo d’avorio attribuito al Gianbologna.
Una passeggiata intorno all’abitato fortificato offre, a sua volta,
una vista mozzafiato sulle isole di Giannutri, Elba, Montecristo
e su un bel tratto della costa continentale.
Giglio Campese:
Un golfo dominato dalla spiaggia più
estesa e soleggiata dell’isola. Un ampio
abbraccio che si adatta a tutte le esigenze:
indimenticabili i tramonti infuocati
verso Montecristo. Per la balneazione
non c’è che l’imbarazzo della scelta tra
la spiaggia e gli scogli di granito, per chi
ama un mare più privato e “selvaggioâ€.
Il
suo porticciolo è sempre animato da un via vai di barche per
chi va in gita, a pesca, a fare immersioni in fondali di grande
bellezza. Il bel golfo naturale ha, per sentinelle, da una parte il
Faraglione, dall’altra la Torre Medicea. Arroccata su un isolotto
di granito, fu costruita alla fine del Seicento per il controllo
della pesca di corallo e come difesa dalle incursioni saracene.
Dopo alterne vicende la torre passò, sul finire del Settecento, al
Capitano Enrico A. D’Albertis, fondatore, nel 1789, del Regio
Yacht Club, il primo nel suo genere. Fu D’Albertis che, astronomo,
antropologo, navigatore, realizzò la meridiana, visibile
sulla facciata di una casa vicino alla Torre.
Molti e godibili, per i panorami a sorpresa su parte dell’Arcipelago
Toscano, i sentieri che si diramano dalla parte della miniera
secondo vari livelli di difficoltà . Uno conduce al Faraglione,
toccando piccole e deliziose spiagge tra le scogliere, come quella
ciottolosa di Pozzarelli, dall’acqua particolarmente trasparente.
Un altro sentiero si inoltra verso l’interno di una boscaglia per
aprirsi all’improvviso, dopo una breve salita, su un anfiteatro
naturale di calcare, lavorato dal vento: è la caletta dell’ Allume.
Queste sono le zone un tempo interessate dalla ormai chiusa
(1962) miniera di pirite.
Giglio Porto:
Piacevole fare una passeggiata lungo il Porto, ancora rallegrato
dalle variopinte case, disposte a semicerchio, seguendo la forma
della spiaggia originaria. In questi colori ed in parte nell’architettura
si riscontra l’influenza delle due culture , quella ligure e
quella partenopea, giunte sull’isola attraverso le migrazioni dei
pescatori di corallo napoletani e liguri, che verso la metà del
1700 scelsero il Giglio e la zona del Porto come loro residenza.
Infatti fino alla metà del XVII secolo, l’unica zona edificata era
quella sud est, a ridosso della scogliera, dove ancor oggi domina
la torre medicea del XVI sec., che Ferdinando I fece erigere
come baluardo rassicurante per i nuovi abitanti del porto contro
la secolare minaccia dei famigerati saraceni: terribile era stata la
deportazione del 1554!
Di fianco alla torre, il molo (rosso), fatto
costruire nel 1796 da Ferdinando III di Lorena su di un approdo
artificiale di fondazione romana. Appoggiata sul fianco centrale
del molo, una scritta testimonia ancora la gratitudine dei portolani
al Granduca, per aver loro restituito nella sua integrità e sicurezza il molo.
Sempre in questa zona,
detta Il Saraceno, e nella incantevole cala
omonima, troviamo le testimonianze della
villa patrizia della famiglia degli Enobarbi.
(I e II Secolo D.C.). È in questo porto qui
che si è accolti, tra caffè e ristoranti con
verande che si affacciano su di un mare incredibilmente
cristallino, su cui dondolano
tranquille, barche di tutti i tipi.
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La vegetazione, la fauna e le spiagge |
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La vegetazione:
La vegetazione è costituita da macchia mediterranea con lecci,
erica e corbezzolo, caprifoglio (Lonicera implexa), strappabrache
(Smilax aspera), robbia (Rubia peregrina).
L’agricoltura (con i tipici terrazzamenti costruiti con muri a secco
detti “greppe†di piccoli blocchi di granito, testimonianza
della fatica ed dell’ingegno umano, per la coltivazione dell’uva
Ansonica). Lontano dalle coste l’isola offre un volto diverso,
ma altrettanto affascinante, sia per il paesaggio che per la flora
e la fauna. Una quindicina i sentieri, che toccano aree diverse.
I
periodi migliori vanno da marzo a giugno e da settembre a novembre.
Uniche le sue fioriture primaverili, che sono veramente
scenografiche: a gennaio-febbraio sbocciano le calendule selvatiche;
le giunchiglie o fiori maritati; i piccoli narcisi bianchi
con il cuore giallo e profumatissimi; ed ancora: il rosmarino;
la ginestra spinosa dai grappoli giallo intenso anche nell’odore;
l’erica arborea o scopi bianchi e la ginestra comune.
Da aprile fino a giugno è tutta una fioritura che si insegue e
si sovrappone: il giallo crisantemo selvatico; i cardi color lillà ;
la malva; lo sbarazzino cipollaccio dal pennacchio viola come
la lavanda; la borragine. E poi il cisto, quello a fiore bianco
e quello a fiore rosa: a volte fioriscono a tempo, altre volte
insieme creando un vero spettacolo della natura.
La fauna:
Di animali stanziali nell’isola ce ne sono pochi. La famiglia più
numerosa è quella dei conigli selvatici, oggi quasi scomparsi, e
quella dei mufloni, importati e allevati nella riserva del Franco.
Lucertole e serpi non mancano, ma è assente la vipera, il che
rende ancora più serene le passeggiate!
Tra gli anfibi interessante il Discoglosso sardo e curiosa la presenza
dello scarabeo Potoria Oblunga. Tra i volatili si annoverano quelli
di passo, ma il più noto è il Gabbiano Reale. Numerosa la presenza
dei rapaci: Gheppio, Poiana, Falco Pellegrino, Corvo Imperiale. E
i notturni: barbagianni, assiolo, civetta, pipistrelli. Per non parlare
delle meraviglie sottomarine, per le quali si rimanda a testi specifici.
Le spiagge:
Oltre alla spiaggia di Campese (la più ampia) ci sono sull’isola
delle spiagge incantevoli: Cannelle, Caldane e Arenella.
La costa si presenta con una grande ricchezza di meravigliose
baie, calette con incantevoli spiaggette di ghiaia o sabbia dove
anche nel mese di agosto si può stare in assoluta tranquillità .
Le
scogliere sono godibili e costituite quasi interamente da levigato
granito ad eccezione del promontorio che delimita la baia di
Campese costituito di roccia calcarea e che termina con un suggestivo
faraglione.
I sentieri:
Sul territorio dell’Isola del Giglio è presente una fitta rete di sentieri che raggiungono ogni luogo anche il più lontano e fuori mano.
Anticamente queste vecchie mulattiere erano le uniche strade che i Gigliesi sia a piedi che a dorso di mulo usavano per spostarsi sull’isola e raggiungere i campi. Una selezione di questi porta i turisti nei posti più belli dell’isola con camminate che non superano mai le quattro ore fra andata e ritorno con difficoltà miÂnime o medie.
È facile unire fra loro anche i percorsi prendere diramazioni che ci portano in altri luoghi o prevedere un ritorno sfruttando il servizio di autobus di linea per ottimizzare gli sforzi. La sentieristica è curata pulita e resa sicura dai parecchi interventi che vengono fatti per rendere piacevole la scoperta dell’isola e dal territorio stesso.
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Giannutri |
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Fa parte del Comune di Isola del Giglio. La sua superficie è
di poco inferiore a 3 Km² , mentre l’estensione delle coste è di
11 Km. Dista dal Giglio circa 15 Km e si può raggiungere con
mezzi marittimi sia da P. S. Stefano che dal Giglio (gite organizzate).
La sua atmosfera di selvaggia solitudine attira uccelli per
la nidificazione quali il Falco Pellegrino e il Gabbiano Reale;
tanto da essere chiamata l’isola dei gabbiani.
I Greci la chiamavano ARTEMISIA, i Romani DIANUM, per
la sua forma ad arco, simbolo legato della dea Diana. E proprio
i Romani ne fecero un luogo di villeggiatura, come testimoniano
i resti di una sontuosa villa del I sec. d. C. Anche a Giannutri la
natura è stata benigna: piante bellissime come quelle del Giglio,
con la variante delle Scille, le cui spighe dai fiorellini bianchi fioriscono
in tarda estate. Chi può permetterselo scoprirà fondali
unici, tra scenari cavernosi di rocce calcaree e pesci non più spaventati
dall’uomo.
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| Patrono Giglio Castello: |
| San Mamiliano, con la tradizionale processione, il Palio degli
asini, la sagra del coniglio alla cacciatora e l’immancabile tradizionale
quadriglia. |
| Periodo: 15 Settembre |
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| Patrono Giglio Porto: |
| San Lorenzo, con spettacoli pirotecnici, serate danzanti,
il tradizionale Palio Marinaro e la processione a mare. |
| Periodo: 10 Agosto |
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| Patrono Giglio Campese: |
| San Rocco, con concerti, spettacoli in piazza e fuochi d’artificio e a Giglio
Castello. |
| Periodo: 16 Agosto |
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| Festival Musica Giglio: |
| con musicisti di fama internazionale che con i
loro concerti di musica classica camera, di lirica e Jazz, intrattengono
gli ospiti dell’isola in serate indimenticabile organizzate
in contesti molto originali. |
| Periodo: prima settimana di Agosto |
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| Si coltiva, nei vigneti sui terrazzamenti, un’ottima Ansonica da
cui si produce l’omonimo vino Doc dal colore d’ambra e dal
profumo intenso. Gli oggetti in vimini che venivano usati in
agricoltura rappresentano una grande attrattiva per i visitatori.
Un dolce molto particolare e tipico è il “panficatoâ€. |
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| I collegamenti per l’Isola del Giglio vengono effettuati con il
traghetto. L’imbarco è a Porto Santo Stefano. Il servizio di trasporto
pubblico interno è molto efficiente e si svolge con bus
e taxi collettivi. |
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| INFO E COSTI |
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